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ISOLA DI S.GIORGIO IN ALGA - Fin dal Mille c'era un monastero benedettino (nell'area lagunare sono stati identificati 87 monasteri benedettini di cui una trentina ancora presenti nel '700). Va tenuto presente che molte delle isole della laguna erano inizialmente monasteri o sedi di ospedali per i pellegrini che andavano in Terrasanta. Momento di grande prestigio fu il '400 quando presero possesso dell'isola i Canonici Regolari di S.Giorgio in Alga fra i quali emersero Ludovico Barbo, artefice di un vasto movimento di rinascita spirituale e materiale del monachesimo, Gabriele Condulmer, divenuto Papa Eugenio IV, e S.Lorenzo Giustiniani, primo Patriarca di Venezia. Soppresso l'ordine dei Canonici nel 1668, subentrarono nel possesso dell'isola i Carmelitani fino al 1806, quando i francesi distrussero la chiesa e trasformarono il convento in polveriera. Rimase in mano dei militari fino alla fine dell' ultima guerra mondiale ed è ora abbandonata. 

OTTAGONI - Davanti agli Alberoni ed a S.Maria del Mare ci sono due isolette a forma ottagonale, piccoli forti costruiti nel 14° secolo, ai tempi della guerra contro Genova, per difendere il porto di Malamocco. Ce ne sono altri: uno di fronte a Caroman, uno tra gli Alberoni e Malamocco ed uno a difesa dell'isola di Poveglia. Questi fortini sono stati posti sia all'ingresso dal mare, sia davanti ai punti più sottili del litorale per timore di uno sbarco. Ad ogni modo, per la difesa di Venezia  la Repubblica ha sempre fatto affidamento più sui bassifondi della laguna che sulle fortezze anche se, sotto la psicosi di una possibile invasione turca, costruì nella seconda metà del '500, al tempo della guerra di Cipro, il forte di S.Andrea e la piazzaforte di S.Nicolò alla bocca di porto di Lido e verso la metà del '600, durante la guerra di Candia, i forti degli Alberoni e di S.Pietro in Volta alla bocca di porto di Malamocco.  

S.PIETRO IN VOLTA - Il nome di questo abitato sul litorale di Pellestrina viene attribuito alla messa in fuga (cioè "in volta") degli Ungari nel giono di S.Pietro dell'anno 900 da parte del doge Pietro Tribuno. È più probabile, comunque, che derivi dal fatto di trovarsi "in volta", cioè all'estremità, dell'isola. 

PELLESTRINA - Distrutta dai genovesi nel 14° secolo durante la guerra di Chioggia, fu ripopolata da quattro famiglie: Busetto, Vianello, Zennaro e Scarpa. Le quattro zone in cui l'abitato è diviso sono chiamate, con poco riguardo all'etimologia, "sestieri" e  portano i nomi di queste quattro famiglie. Ci sono calli e "carizzade". Il nome di queste ultime ha invece una sua logica: per costruire i murazzi venivano trainati su carri speciali lungo questi percorsi  i grossi blocchi di pietra d'Istria, scaricati dai velieri sul lato laguna.

Fra le chiese di Pellestrina merita una particolare attenzione il Tempio votivo dell'Apparizione. Ha pianta ottagonale con tre lati rivestiti in pietra d'Istria e dietro due torrette laterali a campaniletto. Fu commissionato dal governo veneziano e dall'episcopato di Chioggia ad Andrea Tirali dopo l'apparizione della Madonna ad un ragazzo del  luogo il 4 agosto 1716. La Repubblica stava combattendo in Morea contro i turchi; la Vergine disse al giovane che per ottenere la vittoria dovevano pregare per le anime del Purgatorio. Il giorno dopo, alla stessa ora dell'apparizione, i veneziani sconfissero i turchi e la vittoria fu collegata con questa apparizione. Il tempio fu terminato nel 1723. 

MURAZZI - Fin dalle origini la Repubblica dovette preoccuparsi delle difese litoranee e vi provvide in vari modi: con "palade", "paleselle", "argini" e "spironi". I  5456 metri di "murazzi", di cui m.3.997 a Pellestrina e m.1.459 a Sottomarina, furono costruiti fra il 1744 ed il 1782.

Questo poderoso muraglione, alto più di m.4 e con una base larga circa m.14, fabbricato in "sasso, calce e pozzolana", fu progettato da Bernardino Zendrini (1679-1747), medico, matematico, fisico, astronomo e idraulico. Anche il francescano Vincenzo Coronelli nel 1716 aveva previsto delle opere di difesa lapidee senza però risolvere il problema di "rendere i marmi inseparabili l'uno dall'altro". Lo Zendrini, invitato nel 1735 a Viareggio per una consulenza sul porto, poté osservare che nelle opere marittime della costa tirrenica si adoperava come legante la pozzolana, inesplicabilmente sconosciuta a Venezia dal momento che Plinio e Vitruvio ne avevano parlato. Questa "scoperta" della pozzolana ed il non indifferente investimento finanziario della Repubblica (circa venti milioni di lire venete) permisero allo Zendrini di realizzare questa enorme diga marmorea degna del motto: AUSU ROMANO, AERE VENETO.  

ISOLA DI POVEGLIA - Occupata nel 421 da un gruppo di rifugiati provenienti da Padova e da Este, il doge Orso Partecipazio vi trasferì nell'864 un folto gruppo di famiglie collegate col doge Pietro Tradonico, ucciso in una congiura. Nel 1379, al tempo della guerra di Chioggia, questa comunità fu trasferita alla Giudecca e fu costruito il forte, a forma di ottagono, che ancora sussiste. Cessata la guerra non tutti ritornarono e, anche se la Repubblica concesse parecchi privilegi agli abitanti, la popolazione diminuì di molto. Nel '700, a causa degli interramenti della bocca di Lido, il traffico fu spostato alla bocca di Malamocco e l'isola  fu usata come deposito delle merci e degli attrezzi delle navi che, per raggiungere S.Marco e l'Arsenale, dovevano essere allegerite per ridurne il pescaggio. Alla fine del '700 ed all'inizio dell'800 l'isola fu trasformata in lazzaretto. Nel '900 divenne casa di riposo per anziani fino al 1968 quando fu abbandonata. 

ISOLA DI S.SPIRITO - Si ha notizia che nel 1140 vi avevano sede i Canonici Regolari di S.Agostino. Dal 1440 si stabilirono nell'isola gli Eremitani che ricostruirono la chiesa su progetto di Sansovino e la fecero decorare dai maggiori pittori del tempo fra cui Tiziano, Palma il Vecchio e Salviati. Soppresso l'ordine degli Eremitani nel 1656, le opere d'arte  furono trasferite alla Salute e l'isola fu concessa dal Senato veneziano ad un gruppo di Frati Minori Osservanti fuggiti da Candia. Con Napoleone l'isola passò alla marina francese e gli edifici furono trasformati in caserme e polveriere. Rimase in mano dei militari fino al 1965 e quindi abbandonata. 

ISOLA DI S.CLEMENTE - Nel XII° secolo vi era un ospedale per pellegrini trasformato poi in convento. Dal 1432  l'isola fu affidata ai Canonici Lateranensi di S.Maria della Carità di Venezia che restaurarono convento e  chiesa in stile lombardesco. Nella seconda metà del '500 divenne una succursale del Lazzaretto per patrizi ed ospiti illustri. Qui fu trattenuto in quarantena, nel 1630, l'ambasciatore del duca di Mantova che contagiò un falegname residente a S.Agnese il quale, a sua volta, trasmise l'epidemia alla sua famiglia ed a tutta la città. Nel 1645 l'isola fu acquistata da Andrea Mocenigo, eremita camaldolese, che trasformò il convento in un eremo  di 24 cellette e rifece la facciata della chiesa su disegno di Cominelli. Dopo la soppressione degli ordini religiosi da parte di Napoleone, nell'isola fu installato un laboratorio di polveri da fucile e nel 1855 il governo austriaco stabilì di erigere a S.Clemente il manicomio femminile, destinazione che durò fino al 1992. Oggi, in un settore dell'isola, è predisposto un rifugio per gatti a cura dell'Associazione Dingo. Di recente è stata acquistata da Benetton che dovrebbe trasformarla in un centro turistico-alberghiero. 

ISOLA DE "LA GRAZIA" - Originariamente ospizio per i pellegrini che andavano in Terrasanta, nel 1412 si trasferirono nell'isola i monaci di S.Girolamo da Fiesole. Questi rivettero da alcuni marinai veneziani una icona della Madonna, portata da Costantinopoli, che, cosiderata miracolosa, richiamò nell'isola molti fedeli. Per questa ragione, l'originario nome di Cavanella venne mutato in quello di S.Maria delle Grazie, poi abbreviato in "La Grazia".

Soppressa nel 1668 la congregazione di S.Girolamo da Fiesole, l'isola fu acquistata da Maria Felice Spinelli, monaca cappuccina, che vi introdusse le suore del suo ordine. Nel 1810, durante l'occupazione francese, gli edifici furono distrutti e si costruì una polveriera che, scoppiata nel 1849, cancellò ogni traccia dei monumenti preesistenti.

All'inizio del '900 il Comune vi costruì i padiglioni per i malati di tubercolosi, trasferiti nel 1914 a Sacca Sessola. Dal 1921 divenne ospedale per malattie infettive e tale rimase fino ad alcuni anni fa. Ora attende una nuova destinazione.