ISOLA DI S. SERVOLO

 

 

CENNI STORICI

 

VII secolo-      Una compagnia di monaci benedettini occupa l’isola, dove già sorgeva una chiesa

            dedicata a San Cristoforo.

                  

819/1109-       I monaci benedettini costruiscono una nuova chiesa che dedicano a San Servilio,

            martire di Trieste.

L’isola viene ricordata per un colloquio segreto tra Ottone terzo ed il doge Pietro Orseolo secondo.

Arrivo di suore, anch’esse benedettine, provenienti dall’isola distrutta di Malamocco e successivo trasloco di alcuni dei monaci  a San Ilario (819).

I monaci lasciano del tutto l’isola, per cui rimangono le suore alle quali si aggiungo-no quelle provenienti dal convento della Croce (1109)

 

1615/1733-     Le suore abbandonano l’isola e si trasferiscono a Santa Maria dell’Umiltà (1615). 

Arrivano sull’isola diversi ordini di monache, fuggiti da Candia (1648).

Le monache professano i loro ordini adattando le strutture esistenti, ma gradualmente si trasferiscono altrove, fino a rimanerne sull’isola quattro (1715).

Venezia dona l’isola ai Padri Ospitalieri di S.Giovanni di Dio che vi trasferiscono il loro “Ricovero degli Ammalati” (1735)

 

1733/1834-     Vengono costruiti dalle fondamenta un nuovo monastero (arch. Scalfarotto) e la chiesa (arch. Temanza); questi lavori vengono terminati nel 1759,  con il subentro via via di altri ordini religiosi, sempre dedicati  all’assistenza degli ammalati. Il complesso si presenta ora come un vero “Ospedale”.

La gestione dell’ospedale subisce alterna vicende, ed alla fine  si trasforma in ricovero per “Malati di Mente” di famiglie facoltose e l’isola viene interdetta all’accesso del pubblico.

Il complesso accoglie uomini e donne di ogni ceto e l’isola è di nuovo aperta al pubblico (1797)

Successivamente parte delle donne vengono trasferite provvisoriamente nell’isola del Lazzaretto (1834)

 

1857/1903-     Viene raddoppiata la superficie dell’isola, con riporti di terra provenienti dagli scavi di drenaggio della laguna.

Viene aperto l’altro ospedale per malati di mente sull’isola di San Clemente (1873) dove vengono trasferite le ultime donne di San Servolo e le altre di quella del Lazzaretto.

L’ospedale viene ulteriormente trasformato e ampliato su un ulteriore ampliamento dell’isola (1882).

Parte del convento viene trasformato, con demolizione del chiostro e la trasformazione  dei nuovi padiglioni (1903).

L’ospedale diventa “Manicomio Provinciale” con gestione sanitaria unica assieme a quello di San Clemente (1932)

 

1909/1968-     Il manicomio accoglie pazienti provenienti da tutta la Provincia e si accresce di ulteriori padiglioni (1909).

Viene deciso di concentrare tutti i malati di mente e di trasferirli a San Servolo, dove si sperimentano le prime terapie di liberalizzazione (1932).

Con la riforma Basaglia vengono rivisti i sistemi di degenza ed il manicomio di San Servolo viene chiuso (1968).

 

1980/2000-     La Provincia concede in uso alla Fondazione Pro Venetia Viva parte del complesso, da destinare al “Centro Europeo per la Formazione degli Artigiani del Patrimonio Architettonico”.

Il Centro provvede direttamente a recuperare alcuni padiglioni, mentre in altri fabbricati si insediano alcuni uffici provinciali ed un centro oncologico (1980). Il resto dell’isola rimane in disuso.

 

Sull’isola mantiene l’attività il Centro, con laboratori, uffici e residenza, mentre viene dislocata dalla Provincia una cooperativa incaricata di inventariare gli archivi degli istituti psichiatrici dismessi (1982-1990).

Viene insediata la fondazione IRSESC (Istituto Ricerca e Studi Emarginazione Sociale e Culturale), creata nel 1979 e divenuta operante nel 1992.

Iniziano dei lavori di manutenzione solo sull’ex complesso conventuale mentre avanzano molte ipotesi per riutilizzare l’isola (1982).

Viene istituita la Fondazione V.I.U. (Venice International University) che ottiene finanziamenti per la sua installazione nell’isola (1990).  Le previsioni sono la VIU occupi tutta l’isola per cui si pensa di espellere il Centro, innescando una diatriba sulla convenzione, scaduta nel 1990, ma automaticamente prorogata al 2000.

 

 Iniziano i lavori di ristrutturazione pesante degli edifici, partendo proprio da quelli in uso del Centro con conseguenti e frequenti traslochi provvisori

La Fondazione VIU si insedia gradualmente negli edifici restaurati  (1997).

La Provincia propone al Centro di restare in alcune strutture, parte ristrutturate e parte no, con una nuova convenzione quinquennale onerosa (2000).

 

 

Vengono definiti i rapporti e le presenze nell’isola  che risultano ripartiti in:

 

·        Fondazione Venice International University

·        Centro Europeo di Venezia per i Mestieri della Conservazione del Patrimonio Architettonico

·        Fondazione IRSESC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


IL CENTRO EUROPEO DI VENEZIA

PER I MESTIERI DELLA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHITETTONICO

SULL’ISOLA DI SAN SERVOLO

 

Il “Centro Europeo di Formazione degli Artigiani per la Conservazione del Patrimonio Architet-tonico” è stato creato il 15 settembre del 1977 dalla Fondazione Pro Venetia Viva, ente morale composto dal Consiglio d’Europa, dall’Assemblea Parlamentare, dall’Unesco, dal Governo Italiano e da altre Enti ed Istituzioni Internazionali, con insediamento in Venezia e come prima sede presso la scuola di San Pasquale a Castello.

 

Due erano i mestieri considerati per il corso iniziale sperimentale, cioè di collaudo del metodo di insegnamento proposto, che già da subito doveva prevedere una parte di teoria ed una di pratica ed essere rivolto ad artigiani provenienti da tutta Europa per “salvare” il patrimonio di Venezia.

Mentre nella scuola di San Pasquale venivano insediate le aule di teoria, l’amministrazione e la biblioteca, i lavori pratici erano effettuati presso dei laboratori di artigiani, sparsi nella città.

 

Nel 1979, finita la fase sperimentale, veniva istituito il corso definitivo, che si indirizzava a quattro mestieri (pietra, legno, pittura murale e stucchi), ciascuno con quattordici iscritti al massimo, e che aveva un interpretariato in quattro lingue.

 

Con apposita convenzione di comodato, il Centro veniva accolto nel 1980 sull’isola di San Servolo, per cui poteva adottare la formula didattica del laboratorio/residenza: nei padiglioni dismessi, il Centro si organizzava ricavando gli uffici, la biblioteca, le aule didattiche, i laboratori e la residenza per gli studenti.

 Questa impostazione permetteva di rilanciare la identità stessa del Centro (da allora chiamato “Centro di San Servolo” e come tale conosciuto in tutto il mondo), rendendolo unico e proiettato ad ampliare la gamma delle sue offerte didattiche.

 

Nel 1983 il Centro, infatti,  affiancava al corso tradizionale di tre mesi, che prevedeva ora cinque mestieri con l’aggiunta del ferro, dei corsi intensivi bisettimanali, di immersione pratica nelle tecniche proprie dei mestieri del patrimonio architettonico, sia tradizionali che innovative.

Da allora il Centro era frequentato da circa 250 partecipanti all’anno, provenienti da tutti i cinque Continenti.

 

Nel 1994, con l’istituzione sull’isola del Venice International University, veniva messa in discussione la compresenza del Centro, che nel frattempo stava apportando una trasformazione nella sua gestione: il Centro, gestito sino allora dal Segretariato del Consiglio d’Europa, veniva riconosciuto come entità autonoma,  con propria personalità giuridica indipendente.

 

Nel 1997 le Autorità Europee sancivano questo indirizzo ed il Centro  prendeva il nome di “Centro Europeo per i Mestieri della Conservazione del Patrimonio Architettonico”, diretto da una apposita associazione no profit denominata Pro Venetia Viva, sempre sotto l’egida dei Fondatori, e che nel 2001 si identificava con il Centro stesso.

 Nel 2003 il Centro è diventato una organizzazione non lucrativa di utilità sociale Onlus con lo scopo di tutelare, promuovere e valorizzare le cose d’interesse artistico e storico.

Ha così rinnovato il target, secondo i seguenti indirizzi:

 

 

In quanto ente di formazione autonomo e non istituzione scolastica, il Centro ha aperto in questi anni il ventaglio delle sue offerte didattiche, a tutti coloro che si interessano e/o sono coinvolti nella conservazione del Patrimonio architettonico.

 

Il Centro ha introdotto infatti dei corsi rivolti al mondo universitario, a quello della libera professione, del lavoro dipendente ed a quello delle maestranze del settore. L’indirizzo, ancora unico internazionalmente, è quello che per poter intervenire praticamente sul patrimonio occorre conoscere i materiali e saper fare le tecniche  di esecuzione, nonché possedere le capacità di effettuare analisi diagnostiche sullo stato di conservazione non invasive.

 

Obiettivo del Centro rimane pertanto quello di creare la qualità delle professioni per la conservazione e di reintrodurre con questa l’uso fondamentale della manutenzione applicata sistematicamente nel tempo del patrimonio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EDIFICI UTILIZZATI DAL CENTRO EUROPEO

 

SCHEDA DESCRITTIVA

 

 

 

Edificio 11- Primo piano:    Reception

Segreteria

Direzione

Presidenza

Aula polifunzionale

Archivi

 

Edificio 16/17- Piano terra: Laboratorio legno

Falegnameria

Laboratorio stucco

Laboratorio pittura murale

Laboratorio pietra

Laboratorio ferro

Magazzino

Depositi

 

Primo piano: Segreteria

   Aula disegno

Biblioteca

Aula didattica

Aula polifunzionale

Caffetteria

 

Edificio 14/15- Primo piano:Alloggi